Overture
Tic.Tic.Tic.TicTicTicTicTicTiTiTiTiTiTi
...............................................................
L'umidità incessante penetrava tra le travi e le pareti, tra il soffitto e le mura tempestetate di piccole lacrime. Piccole, minuscole e violente. Violente solo come la vita sa essere o almeno questo pensava mentre si vestiva con la sua giacca di cotone spesso e caldo. Nera, dal largo risvolto attorno al collo e maculata dai piú svariati ricordi metallici rubati qua e là per la city. Cadeva larga e morbida sui suoi jeans logori grigio-azzurri su cui una catena ciondolante sanciva la fine del rito di vestizione, degno di qualsiasi cavaliere, ronin o cowboy che sia mai sceso sulla terra. Pitture, aromi e bardature per una cerimonia tribale, un incantesimo di protezione dai demoni dell' esterno, ma sopratutto, sopra ogni maledetta cosa, un tentativo disperato e triste di avere ciò che non ha mai avuto e di cui ha sempre avuto bisogno: coraggio.
Era circondato da voci sempre piú sgraziate e turbate, urla che lo imprigionavano in un vortice di malessere senza via di uscita. I mattoni non erano abbastanza, né le porte, a separarlo o proteggerlo adeguatamente da quella guerra che nessuno voleva davvero cessare.
Fu un lampo a scendere le scale tirandosi su le cuffie e una musica ancora piú alta e vertiginosa. Paraddossale che trovasse rifugio da quelle tensioni in suoni distorti distesi su un doppio pedale da 123 bpm. Alcuni direbbero che non é normale, che non ha senso, che é assurdo, ma lui non ha mai saputo farci niente con quel che é considerato normale. Dipingeva casa prima di saper camminare, preferiva la notte al giorno prima di saper parlare, si divertiva a scorazzare tra lapidi e croci piú che campetti di calcio, non li sono mai piaciuti i cavalli a dondolo a differenze di lucertole, scorpioni, ragni, pipistrelli e molte altre cose che lo avevano reso un bimbo, prima ed un ragazzo, poi, amabile, ma inconsueto agli occhi delle famiglie del quartiere. Una categorizzazione che sopportò sempre piú malvolentieri.
Saltando dall' ultimo gradino alla soglia di casa afferrò il suo strumento musicale e lo caricò su una spalla. Non si voltò verso le agitate ombre nella stanza vicina e loro neanche si curarono del suo passaggio. Col capo chino di fronte a sé passò dall'altra parte, bagnandosi di colpo. «Singin' in the rain» pensò, «non é piú cosí divertente». Preferiva comunque il freddo e il gelo che rimanere lí un minuto di piú. Corse verso la metro sperando di prendere meno gocce possibili: impossibile. Aspettò su una panchina squallida posata su un fondale ancor piú squallido: un mosaico indistinto di bianche piastrelle ingiallite dal tempo e eventi abbastanza indecorosi ed ignobili. Fortunatamente il C2 passò presto e poté lasciarsi alle spalle, per ora, una immensa latrina adibita a stazione pubblica. Non che i vagoni fossero meglio, ma stava già fantasticando sulla destinazione finale, sui pezzi da suonare alle prove e sulla speranza di un rapimento alieno. Arrivato in studio vi era già ad aspettarlo tutta la gang. «Ed ecco che ci fa l' onore della sua presenza Jury, il nero principino delle tenebre... Potevi metterci un altro pò già che c'eri, non c'é mica fretta sai?» Stronfiò Acid , cosí nominato non necessariamente per il suo carattere, ma era un titolo che ci stava molto bene anche con quello. Un punk schizzato che aveva la fortuna di saper far suonare la chitarra come un Tom Morello satanico e oscuro che si era venduto l'anima al diavolo, sennò, probabilmente, qualcuno li avrebbe stroncato le mani da tempo. Ma dateli una chitarra e riuscirebbe ad incantare il suo peggior nemico.
«E finiscila con le tue sceneggiate, sennò non iniziamo mai.» lo rimbrottò Bertie. Lei era fantastica, ascoltava di tutto, era tranquilla, non si innervosiva quasi mai, poi, dietro ai piatti era una belva: provate a immaginare Tazmania che pesta piú di Dave Lombardo e Gene Hoglan fusi insieme. Era l'equilibrio del terzetto, diplomatica senza farlo trasparire, l' ago della bilancia, pur senza averlo calcolato. Senza proferire una parola, ma solo sarcastici sguardi di disappunto Jury sfoderò la sua arma: un basso nero lucido, passivo. Veniva un pò preso in giro da altre band perché non ne usava uno attivo per suonare metal, ma non gliene importava , ci era molto affezionato e li piaceva far scaturire piú potenza possibile solo dalle sue dita. Finalmente aprí bocca mentre attaccava lo strumento e sistemava il microfono.
-"Lascia stare B., sai com'é egocentrico lui, ogni scusa e buona per attirare l'attenzione!" Dietro, Acid li faceva le smorfie e il gesto della papera con la mano beccandosi una bacchetta in testa da Bertie.
-"Ahio! Ma sei scema?"
Col basso in tiro scattò all' indietro e ordinò.
- " Ora basta! L' avete provata Wasted Years? Vediamo se mi venite dietro in questa versione death..."
1,2,3 e la magia iniziò.
Intanto, fuori, nel cuore della notte, tra il vento pungente e la pioggia acida, tra la sporcizia ed il fango delle strade, appena sopra la sala prove due occhi luminosi si stanno facendo strada tra il buio ed il freddo. Attendono e cercano, cercano e attendono la loro preda quotidiana e intanto si godono quella musica per loro cosí soave di corde vibrate e tamburi percossi.
Commenti
Posta un commento